‘I Potter, è così, è ciò che ho sentito, il loro figlio, di nome Harry.’
Il signor Dursley si impuntò.
La paura lo inondò.
Guardò indietro sugli bisbigliatori come se gli volesse dire qualcosa, ma ripensandoci, decise che era meglio non farlo.
Corse indietro attraversando la strada, si sbrigò verso il suo ufficio, urlò al secretario che non lo disturbasse, afferrò il suo telefono, e aveva quasi finito di digitare il numero telefonico di casa quando si ricrese.
Riattaccò il ricevitore e accarezzò i baffi, pensando...no, era qualcosa di sciocco.
‘Potter’ non era un nome di eccezione.
Era sicuro che c’erano molte persone di nome Potter che avevano un figlio di nome Harry.
Pensandoci bene, non era nemmeno sicuro che suo nipote si chiamasse Harry.
Non aveva mai visto il ragazzo.
Potrebbe essere Harvey. Oppure Harold.
Non c’era una ragione per far preoccuparsi la signora Dursley; si inquietò sempre con la solo menzione di sua sorella.
Non le dava la colpa - se avessi avuto una sorella così...ma comunque, quelle persone con il manto.
Lo trovavo più difficile concentrarsi sui trapani quel pomeriggio e quando uscì dall’edificio alle cinque, era ancora così preoccupato che venne addosso a qualcuno proprio fuori dalla porta.
‘Mi dispiace,’ grugnì quando il piccino vecchio inciampò e quasi cadde al suolo.
Passavano qualche secondo prima che il signor Dursley si rendesse conto che l’uomo indossava un manto purpureo.
Non pareva neanche sconvolto al esser quasi colpito al terreno.
Invece, il suo sorriso diventò ampio e disse in voce stridente (il che fece sì che un passante gli fissasse): ‘Non c’è perché, caro signore, oggi non c’è nulla che potrebbe farmi sentire turbato.
Gioisca, perché Lei-Sa-Chi se n’è andato finalmente!
Anche i Muggle come se stesso dovrebbero celebrare, questo felicissimo giorno.’
E il vecchio abbracciò il signor Dursley e andò via.
Il signor Dursley stette in piedi immobile.
Un completo straniero l’aveva abbracciato.
Inoltre pensava che l’avesse chiamato un ‘muggle’, qualunque cosa che fosse.
Fu innerviosito.
Si sbrigò alla macchina e si mise in viaggio verso casa, sperando di stare immaginando, il che non aveva sperato prima, perché non sopportava l’immaginazione.
Quando arrivò al vialetto d’accesso di numero quattro, la prima cosa che vise - e non migliorò il suo umore - era il soriano che aveva avvistato quella mattina.
Era ormai seduto sul muro di giardino.
Era sicuro che era lo stesso.
Era ancora determinato a non menzionare nulla a sua moglie.