Dumbledore prese Harry nelle sue braccia e si voltò verso la casa dei Dudley.
“Potrei...potrei salutarlo signore?” Chiese Hagrid.
Si chinò la grande testa ispida sopra di Harry e gli diede ciò che sembrava un bacio ruvido.
Poi d’un tratto Hagrid emese un latrato come un cane ferito.
“Ssh!” Sibilò la professoressa McGonagall, “sveglierai i Muggle!”
“Mi...mi...mi dispiace,” disse Hagrid singhiozzando e tirò fuori un grande fazzoletto punteggiato e si buttò sul fazzoletto.
‘Ma non lo po….po….potevo sopportare.
Lily e James sono morti...il povero Harry deve andare a vivere con dei Muggle.”
Sì, sì, è tutto molto triste, ritorna in sè, Hagrid, oppure ci troveranno,” la professoressa McGonagall bisbigliò, dando un colpetto sul braccio di Hagrid con attenzione mentre Dumbledore scavalcava il basso muretto di giardino e camminava verso la porta principale.
Mettò Harry delicamente nella soglia d’ingresso, estrase una lettera dal mantello, la infilò nelle coperte e poi ritornò a gli altri.
Per un intero minuto tutti e tre stettero in piedi e guardarono il piccolo fascio; le spalle di Hagrid tremarono, a professoressa McGonagall sbattò le palpebre accanitamente e la luce scintillante che brillava di solito dagli occhi di Dumbledore sembravano spenti.
“Allora,” disse Dumbledore finalmente, “punto e basta.
Non abbiamo più alcun affaro qui.
Tanto vale andare a partecipare alle feste.”
“Sì,” disse Hagrid con una voce assai smorzato.
“Sarebbe meglio che io togli l’auto.
Buonanotte, Professoressa McGonagall, Dumbledore, signore.”
Strofinava gli occhi fluenti sulla manica della giacca, Hagrid salì sull’auto e cominciò il motore, e con un ruggito si alzò nel cielo e verso la notte.
“Ci vedremo ben presto, suppongo, Professoressa McGonagall.” E indicò verso la direzione generale di lei.
La professoressa McGonagall soffiò il naso in risposta.
Dumbledore si voltò e camminò indietro verso la fine della strada.
Sull’angolo si fermò e tirò fuori l’estintore di argento.
Fece clic una volta e dodici sfere di luce si sbrigarono verso i lampioni e così il Privet Drive brillò d’un tratto di color arancio e intravide il soriano muoversi furtivamente dietro l’angolo all’altra parte della strada.
Appena vedeva il fascio di coperte sul gradino della casa numero quattro.
“Buona sorte, Harry,” mormorò Dumbledore.
Si voltò e con un sibilo del mantello, svanì.
Una brezza scompigliò le siempe ordinate che furono tranquille sotto il cielo scuro, fu l’ultimo posto in cui aspettarsi che avrebbe accaduto qualcosa delle cose atonite.
Harry Potter si girò dentro le coperte senza svegliarsi.
Una piccola mano afferrò la lettera di fianco a lui, e non sapeva che era speciale, né famoso, né che l’urlo della signora Dursley l’avrebbe svegliato entro poche ore quando aprì la porta principale per mettere giù le bottiglie di latte, né che avrebbe passato le prossime tre settimane a essere pungolato e pizzicato da suo cugino, Dudley...non poteva sapere a quel momento che la gente che si incontravano di nascosto stavano facendo un brindisi a Harry Potter, il ragazzino che sopravviveva.