Da piccola l'inverno era la mia stagione preferita.
Amavo le nuvolette che salgono ad ogni respiro, quando fa freddo, amavo la neve, i vestiti caldi e calore della casa.
Amavo le lotte di palle di neve, i piccoli iglù, puppazzi di neve, Natale ed il Capodanno.
L'inverno era la stagione, quando la famiglia si riunisce.
Lui segnalava cambiamenti, sopratutto positivi.
L'inverno era sempre qualcosa di speciale, ma quest'anno non mi rallegrava come di solito.
Ho incontrato freddo d'inverno nei cuori delle persone care.
Ho visto i loro sfogliati alberi genealogici.
Cantavo guardando la perdita direttamente negli occhi.
Lei ha gli occhi grigi, come nella fotografia monocromatica, e mani fredde che prendono forme dei ghiaccioli.
Queste mani ci abbracciano almeno una volta nella vita e ci fanno fragili.
Abbracciando l'inverno come questo ci arrendiamo ai nostri sentimenti indesiderati.
Così colui ci muove, facci comossi e facci piangere, completamente confusi.
Inoltre l'inverno dura quando lo vogliamo abbreviare o evitare, ci si dirige a passi lenti.
Lui conosce nessun eufemismo né parola di incoraggiamento.
È facile sopportare l'inverno, quando uno non soffre direttamente sotto il suo influsso.
Oserei dire che addesso c'è tanta gente che è svelta ad aspettare l'arivo del sole e della primavera che porta un cesto di primule gialle.
Quando incontriamo l'inverno come questo ed i giorni spigolose e ostili, dobbiamo ricordarci del significato della forza interiore e non arrenderci ai nostri istinti più bassi.
Nei momenti più difficili, la speranza è qualcosa che ci deve sostenere, perché I giorni migliori sono quelli che devono ancora venire.