La storia di Calvino ci porta in Italia, ai giorni quando si festeggia il Natale.
La storia ci racconta come la festa è usata dai commercianti per pubblicità e per attirare i clienti.
La ditta, dove lavorava Marcovaldo, decise di consegnare regali alle persone di maggior riguardo a domicilio tramite un uomo vestito da Babbo Natale.
Era difficile trovare il candidato opportuno: uno era troppo basso e la sua barba gli toccava la terra, un altro era troppo grasso e non gli entrava il cappotto, un altro troppo giovane, un altro troppo vecchio.
Finalmente decisero che il costume stava bene a Marcovaldo, persino gli promisero un premio se lui avrebbe consegnato 50 regali al giorno.
Marcovaldo pensava che i suoi figli non lo avrebbero riconosciuto, e poi loro ne avrebbero riso insieme.
Ma i bambini lo riconobbero subito, perché l’idea di consegnare regali era venuta in mente a molte ditte, ed i ragazzi erano abituati a vedere Babbi Natali in strada.
Loro stessi prepararono un regalo per un bambino povero a cui non sarebbe venuto il Babbo Natale.
Marcovaldo prese suo figlio, Michelino, con sé.
Voleva fargli vedere come faceva il suo lavoro straordinario.
Michelino invece voleva trovare il “suo” povero ragazzo.
Però il ragazzo a cui venne Marcovaldo era ricco: non gli interessavano i regali cari della ditta, ma gli piacquero i fiammiferi ed il martello che Michelino aveva preparato per un ragazzo povero.
Il ragazzo ricco rovinò e bruciò tutto che poteva.
Questo piacque alla ditta perché ridava vivacità al mercato ed aumentava il reddito.
Il regalo ricevé il nome “il regalo distruttivo”.