Kayerts pensava che la porta si crollasse, e si arrampicò per il buco quadrato che gli serviva di finestra nella sua stanza.
Poi c’era tutta la larghezza della casa fra i due.
Ma l’altro non era abbastanza forte a quanto pare per buttare giù la porte, e Kayerts lo sentì correre qua e là.
Poi anche lui cominciò a correre laboriosamente sulle gambe gonfie.
Corse tanto velocemente come era in grado di fare, afferrando la rivoltella, e non era ancora capace di capire che cosa gli stava succedendo.
Vide in fila indiana la casa di Makola, il negozio, il fiume, la gola e i cespugli bassi; e ne rivide tutti mentre correva per la seconda volta in giro per la casa.
Poi sfrecciarono di nuovo di fronte a lui.
Quella mattina non avrebbe potuto camminare né un’iarda senza emettere un gemito.
E adesso correva.
Correva tanto velocemente per mantenersi fuori dalla vista dell’altro uomo.
Poi, debile e disperato, mentre pensava, “Prima di finire la prossima fase morirò,” sentì l’altro uomo incespicare fortemente, poi femarsi.
Anche lui si fermò.
Lui vigilava la parte posteriore della casa, e Carlier quella anteriore, come lo era prima.
Lo sentì crollare in una sedia, imprecando, e di colpo le proprie gambe si collassarono e scivolò giù per mettersi in una posizione sedentaria con la schiena contro il muro.
La boca era tanto secco quanto un cenere, e la faccia era bagnata con il sudorre - e le lacrime.
Di che cosa si trattava?
Pensava che dovesse essere un’illusione orribile; pensava che sognasse; pensava che impazzisse.
Dopo un po’ tornò in sé.
Di che cosa avevano litigato?
Quello zucchero! Che assurdo!
Glielo darebbe - non lo voleva affatto.